“Quando vieni al Sud piangi due volte,quando arrivi e quando te ne vai”.Dipende.

Questa è una delle frasi che solitamente connota le suggestioni di chi arriva in quelle lande chiamate Meridione d’Italia: “Quando vieni al Sud piangi due volte, quando arrivi e quando te ne vai”. Poi ce ne sono altre. Ci sarebbe quella di Vinicio Capossela che ritma più o meno così: “Terra di sud, terra di sud, terra di confine, terra di dove finisce la terra”.E poi come non ricordare Leonardo Sciascia: “Incredibile è l’Italia e bisogna andare in Sicilia per constatare quanto è incredibile l’Italia”. Insomma variegate e colme di memoria collettiva storicizzata, velata di sound alla pizzica e profumi d’oltremare. In un momento nel quale non si può fare a meno di trattare di confini, di limiti, di muri, di barriere- barriere per lo più mentali-non è ammissibile non rendere il meritato e meritevole onore al nostro caro, amato, sanguinante, Sud. Specialmente in questi mesi di preludio ai deliri elettorali, dove sanguisughe inesperte di geografia territoriale e di vene pompate di combustibile inesploso greco e poi romano e poi longobardo e poi normanno e poi svevo e poi angioino e poi aragonese, ecc. ecc., stanno per farsi la guerra per deliberare un concetto teoretico di mera nozione scolastica. Riferendomi chiaramente a un dibattito castrato sul nascere, per chi è riuscito a nascervi imprudentemente, in quel del Sud, a un dibattito che ci invita a riflettere propriamente di cultura. Risentiamo dell’eco oltreoceano di una diatriba insana di preconcetti faziosamente identificabili in una specifica dottrina politica. Ma qui non si tratta di politica. Ma di coscienza, di sapore educato al senso civile. Di chi dovrebbe governare un popolo di liberi cittadini scrupolosamente nativi di posti ai confini del mondo che conta. Non crediate che quel che succede in America non accadrà anche qui. Presto o poi. A tratti sta già accadendo. Sareste degli sciocchi privi di senno e di sensibilità capillare. Epidermica. Dovreste avere un’allergia scoppiettante. Dovreste. Si tratta di mera nostalgia, se si vuole. Che sottende forse un latente senso di impotenza di fronte alla miopia di uomini che stabiliscono le verità assolute basandosi sulla direzione volubile di una bussola direzionata verso il Nord che ha più potere. Ma in fin dei conti, quale sarebbe, poi il Nord, e quale sarebbe poi il Sud? Il senso dell’orientamento è una condizione psico-fisica che si attiva a seconda delle stagioni. L’estate è Sud, l’inverno è Nord. Ecco perché si piange, la terza volta. Perché trottiamo al galoppo di maldestri cavalieri. Con i dopo sci.

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